Vent’anni anni fa moriva Mario Luzi, il ricordo di Antonio Donadio.

Vent’anni fa, esattamente il 28 febbraio 2005, moriva Mario Luzi, uno dei massimi poeti del secolo scorso.”Luzi con Ungaretti e Montale completa la perfetta triade del nostro Novecento“, così Carlo Bo in un’ intervista che mi rilasciò verso la fine degli anni novanta.

Ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare Luzi per circa quindici anni, un Maestro, anzi il Maestro. Avevo incontrato per l’ ultima volta Luzi esattamente un anno prima della sua scomparsa, il 25 febbraio 2004, a Firenze alla libreria San Paolo  per la presentazione dell’ antologia In queste braccia, versi per la madre ( a cura di Luciano Luisi, Edizioni San Paolo, 2004). Non tutti i poeti antologizzati erano presenti ma Luzi non mancò all’appuntamento seppure arrivando con un po’ di ritardo. Subito gli venne data la parola dalla poetessa Paola Lucarini Poggi, ma egli cortesemente rifiutò. Avrebbe atteso il suo turno: gli interventi infatti seguivano l’ordine alfabetico. Mi successe, quindi, di parlare, io, col cognome che inizia con la lettera”d”, prima di Luzi!

In quell’occasione Mario Luzi, palesamente già in non perfette condizioni di salute, recitò, in ricordo dell’amata mamma, la  stupenda Il duro filamento, apparendo molto commosso e con un evidente  tremore alle mani. Alla fine potetti scambiare solo qualche battuta: sul prossimo suo libro in uscita in occasione dei suoi 90 anni (Dottrina dell’estremo principiante) e su un suo pronipote, di cui amava parlare. Chiedendo a sua volta notizie di mio figlio Daniele. Ci demmo appuntamento ad una prossima volta, che ahimè non ci fu più. Quindici anni d’incontri culminati nel 1996 con una sua nota al mio libro “L’Alba nella stanza“.

Chi è stato il poeta Mario Luzi? Difficile e al contempo facile la risposta.

Con la sua scomparsa, come scrissi all’indomani  del 28 febbraio di vent’anni fa,  non solo è più povera la repubblica delle lettere, ma più povera è la Parola: perde l’incanto, la forza misteriosa, ora ermetica, criptica come nel primo Luzi, ora sociale, metafisica o spirituale come nelle stagioni meravigliose del suo lungo cammino poetico. Egli ci ha lasciato l’insegnamento che il poeta è parola, che la parola è mistero stesso: è la libertà offerta agli uomini, al destino umano”.

Il duro filamento

Passa sotto casa nostra qualche volta,
volgi un pensiero al tempo ch’eravamo ancora tutti.
Ma non ti soffermare troppo a lungo”.
La voce di colei che come serva fedele
chiamata si dispose alla partenza
pianse ma preparò l’ultima cena
poi ascoltò la sentenza nuda e cruda
così come fu detta, quella voce
con un tremito appena più profondo,
appena più toccante ora che viene
di là dalla frontiera d’ombra e lacera
come può la cortina d’anni e fora
la coltre di fatica e d’abiezione,
cerca il filo del vento, e vi si affida
finché il vento la lascia a sé, s’aggira
ospite dove fu di casa, timida
e spersa in queste prime albe dell’anno.

L’ora è quella cruda appena giorno
che il freddo mette a nudo la città
livida nelle sue pietre, tagliente
nei suoi spigoli e, dentro, nell’opaco
versano latte nelle tazze, tostano
pane, il bambino mezzo desto biascica
mentre appunta sul diario il nuovo giorno.

Nel grumo di calore che è più suo,
nella bolla di vita ch’è più tenera
per lei cresciuta alla pazienza in terre
povere, pie, l’ascolto, voce fievole,
tendersi a queste ancora grevi, ancora
appannate dal lungo sonno, chiedere
asilo, volersi mescolare.
Dico: abbi pace, abbi silenzio. Dico…

Udire voci trapassare insidia
il giusto, lusinga il troppo debole,
il troppo umano dell’amore. Solo
la parola all’unisono di vivi
e morti, la vivente comunione
di tempo e eternità vale a recidere
il duro filamento d’elegia.
E’ arduo. Tutto l’altro è troppo ottuso.

“Passa sotto la nostra casa qualche volta,
volgi un pensiero al tempo ch’eravamo ancora tutti.
Ma non ti soffermare troppo a lungo”.

Mario Luzi

(da Dal fondo delle campagne, Einaudi 1965)

 “Il duro filamento”, con autografo di Mario Luzi.
    Dall’archivio di Antonio Donadio.

 

 

 


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